Il Fundraising in tempo di crisi: la crescita dell'altruismo

Siamo lieti di condividere questo articolo del trustee di SOFII Richard Turner, che celebra il bisogno innato delle persone a fare del bene in tempi difficili. Aggiunto il 23 Febbraio 2020

Written by
Richard Turner
Added
July 19, 2022

Ogni azione ha una reazione uguale e contraria ed è una lezione che ricordo dalla fisica. In mezzo alla travolgente sensazione di disperazione e impotenza causata da questo virus, potrebbe esserci una risposta congenita che tiri fuori il meglio che è in noi?

Chiaramente le comunità di tutto il mondo ne stanno già sentendo l'impatto. E questo avvenimento causerà nelle persone crescente ansia, rabbia e, ahimè, dolore.

Tutti sentimenti molto potenti.

Sarà devastante per determinate attività e per i loro dipendenti. Si tenderà a confrontare questa crisi con le recessioni passate. Ma questa non è solo una crisi finanziaria.

La percepisco in un modo completamente diverso, e scommetto che la percepisci anche tu in questo modo. Certo, colpirà le tasche e causerà stress, ma ci farà anche sentire un po' persi.

Come ci sentiamo può prevalere anche sul nostro pensiero razionale (basta guardare gli acquisti impulsivi!).

Ma ecco qui il potenziale positivo. Le persone vorranno provare la sensazione di fare qualcosa di buono nel tentativo di contrastare la sensazione del presente.

Quindi, mentre cerchiamo di uscirne, vedo aumentare compassione, empatia ed altruismo.

LA COMPASSIONE SI STA DIFFONDENDO

Come ha osservato Beth Kanter nel seminario online “Motivate Monday” di questa settimana, ospitato dalla meravigliosa Pamela Grow: "La compassione si sta diffondendo velocemente così come il virus", commento a cui Pam ha aggiunto: "Tutti cercano una maniera per partecipare e per prendersi cura - quindi, non smettere di raccogliere fondi".

Sia Beth che Pam continuano a condividere testimonianze di vita, ad esempio parlando dei benefici che provano dall’ascolto della musica classica in tempo di pandemia. E mi scopro a fare lo stesso anche io!

Pam lo spiega accuratamente:

“È un tempo di angoscia. Quel che tu senti, probabilmente accomuna anche i tuoi sostenitori. E se tu potessi ispirarli a fare qualcosa di positivo?

Stai cercando la luce nelle tenebre. Tu stai dando speranza. Darai loro l’occasione di un cambiamento positivo globale, proprio in questo tempo. E questo è significativo.”

Potranno tramutarsi in una piccola somma, una raccolta simbolica o un gesto, ma ci saranno più persone che vorranno provare la sensazione che si prova nel fare del bene.

Come ha detto questa settimana Simon Scriver su Twitter, nel coinvolgente flusso di coscienza collettiva:

“Ci apprestiamo a vedere più donazioni, su tutte le buone cause.”

ed ha ragione.

Naturalmente, ci sarà un crescente bisogno a causa delle conseguenze del virus. E non si tratterà solo di raccolte fondi di beneficenza, ma di organizzare attività di ogni tipo, anche per chi vede i propri profitti minacciati, ma non è questo il punto che voglio sottolineare.

Credo che mai come ora, più persone vorranno fare qualcosa di buono. Questo è il momento per i fundraiser di tutto il mondo per dimostrare quanto vale il loro lavoro.

SFRUTTA LA VOGLIA DI FARE DEL BENE

Quindi, ecco cosa farei in previsione del crescente numero di persone desiderose di fare il bene (e se non sbaglio queste sono anche le azioni che aiuteranno a sostenere il tuo reddito).

1. Mettiti al telefono. Inizia a parlare con i sostenitori attivi nell’organizzazione delle tue raccolte fondi Come stanno gestendo la situazione? Parla con chiunque abbia appena fatto una donazione. Chiama i donatori di un tempo, che hanno donato per molti anni. Non hai mai avuto una ragione migliore per farlo. Non serve etichettarlo come un ringraziamento. Trasmetti positività ai sostenitori esistenti. Se lo meritano. 

Studi scientifici dimostrano che raggiungendo i sostenitori e dimostrando gratitudine, darai loro una dose di serotonina tanto utile, per ridurre l'ansia; e dopamina, nota come neurotrasmettitore del benessere, che li farà sentire bene! E farà sentire bene anche te.

Chiedi a tutto lo staff di chiamare. Non solo alla persona incaricata o al team dedicato al donor care. Potrebbe rivelarsi una grande occasione per portare cultura della valorizzazione dei tuoi sostenitori all’interno della tua organizzazione. Impagabile!

Meglio ancora: prendi l'abitudine di chiamare i tuoi donatori e continua anche dopo questa crisi. Mi è stato detto che per consolidare un'abitudine va ripetuta 21 volte. Impegnati a chiamare un donatore diverso ogni giorno per un mese. Diventerà il momento clou della tua giornata (e della loro).

2. Comunica con la massima trasparenza che c’è un problema più grande da affrontare. Le organizzazioni che si occupano di arte dovranno affrontare le conseguenze della cancellazione degli eventi e della riduzione delle entrate. Le organizzazioni che fanno ricerca potrebbero dover ritardare le attività. Ci saranno crescenti problemi di salute mentale. Le organizzazioni coinvolte nello sviluppo all'estero faranno i conti con le conseguenze di sistemi sanitari estremamente fragili.

Le persone vorranno aiutare a risolvere un problema. Quindi, comunica chiaramente il problema. Senza dubbio molte organizzazioni staranno ancora cercando di capire che fare. Oltre a sopravvivere nei prossimi mesi, le persone capiranno anche l'importanza di prepararsi man mano che ne usciamo (dopo tutto la preparazione è esattamente ciò in cui il mondo dovrà investire in futuro). 

Condividendo le tue preoccupazioni per le persone (o gli animali) che aiuterai, darai alle persone un'opportunità di esprimere altruismo e provare quindi quella sensazione di benessere nell’aiutare gli altri.

Comunica il problema che possono contribuire a risolvere. Questa cosa ti darà anche un argomento concreto di cui parlare quando chiamerai i potenziali sostenitori.

3. Dai ai tuoi sostenitori l'opportunità di dare. Dopo aver parlato del problema, devi offrirgli l'opportunità di dare. Questo è uno dei tanti spunti che puoi prendere dai podcast dedicati al Coronavirus registrati di recente da esperti come Giles Pegram CBE e Mark Phillips. Loro sottolineano che, sebbene l'impatto finanziario della crisi avrà conseguenze negative su milioni di persone, la stragrande maggioranza sarà ancora in grado, e più che disposta, a donare.

La tua Charity è il "veicolo" per far sì che ciò accada. Giles sottolinea come questo non valga solo per le organizzazioni che hanno a che fare con le conseguenze sociali dirette. Se tu riesci a spiegare bene come il virus influisca su coloro che aiuti (e ammettiamolo, quasi tutte le organizzazioni saranno colpite), allora i tuoi sostenitori vorranno aiutare coloro a cui già sono legati.

4. Ricorda, ciò che i donatori stanno acquistando è quella sensazione di fare del bene.

L'insidia sta nel pensare alla donazione come controvalore per acquistare beni. Questo è molto razionale e in questo momento ci sentiamo tutti un po' emotivi. Vai oltre: pensa all'impatto che genera.

Ti invito anche a ripensare a quanto vale una donazione in termini di restituzione di benessere, non solo di beni acquistabili per la tua organizzazione. Connetti la loro donazione alla tua buona causa - al tuo PERCHÉ - poiché questo è quasi sempre un discorso emotivo. Chiediti cosa puoi dargli in cambio, al modo in cui si sentiranno, che renderà il loro dono per te, di valore per loro. Falli sentire felici per il loro gesto di altruismo. Tanto bravi da voler donare di più e dirlo agli altri.

Per farti capire cosa intendo, prendo in prestito una riflessione del consulente Richard Perry in cui mi sono imbattuto questa settimana:

“Riempi quello spazio nel cuore del donatore, che è desideroso di lasciare un impatto sul pianeta”.

5. Per concludere, ecco il mio consiglio rivolto a te: compi un atto altruistico ogni giorno. Aiuta un vicino, dona al banco alimentare quando fai la spesa, o a un’organizzazione. Forse, come alcuni di noi stanno scoprendo, ascoltando musica classica, ne trarrai beneficio intangibile ma che ti farà stare meglio. Avrai un'idea soggettiva di ciò che anche gli altri potranno sentire.

ALLENATI ALLA FILANTROPIA

Come risultato di questa crisi apprezzeremo di più il nostro mondo, l'aria che respiriamo e la comunità in cui viviamo. Le persone si prenderanno più cura l'una dell'altra, dei loro vicini e persino degli estranei.

Credo che vedremo più altruismo – non solo come conseguenza della crisi sanitaria – ma proprio perché le persone avranno bisogno di esercitarlo per raggiungere il proprio benessere.

Mark Phillips conclude la sua intervista podcast con Giles Pegram affermando che: "una volta che il muscolo della filantropia si allunga, diventa più forte". Quindi "è nostro compito cogliere questo momento", aggiunge Giles.

Fundraiser di tutto il mondo, siamo chiamati ad andare avanti ed essere grandi in quello che facciamo oggi, ad utilizzare a nostro favore questa ondata di compassione, empatia e altruismo che sta arrivando, per rendere questo mondo un posto migliore domani.

Continua a raccogliere fondi e abbi cura di te.

About the author: Richard Turner

Richard Turner

Richard Turner was chief fundraiser at Solar Aid from 2011 to 2016 and is senior consultant for Alan Clayton Associates. 

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